I sei punti focali del benessere aziendale

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Il concetto di benessere organizzativo riguarda “la capacità di un’azienda di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori per tutti i livelli e i ruoli. Studi e ricerche hanno dimostrato che le strutture di lavoro più efficienti sono quelle con dipendenti soddisfatti e con un clima interno sereno e partecipativo”. (Avallone e Bonaretti, Benessere Organizzativo, 2003).

Quali sono i fattori che possono influenzare il benessere di un’organizzazione aziendale?

  1. Soddisfazione dei lavoratori

La soddisfazione dei collaboratori incide profondamente sul clima organizzativo, ed ha un forte impatto anche sulla produttività.

Uno studio di Gallup Healthways del 2008, azienda americana leader nel management consulting, ha messo in luce che i dipendenti di un’organizzazione con bassi livelli di soddisfazione rispetto alla propria vita e al proprio impiego si assentano dal lavoro 1,25 giorni in più rispetto ai colleghi che registrano livelli di soddisfazione maggiore, con un calo della produttività misurabile in 15 giorni all’anno e con un ingente numero di perdite economiche per l’azienda.

 

  1. Motivazione

Molto legata al clima e al benessere aziendale, è la motivazione dei dipendenti, cioè la spinta che ci porta a muoverci e ad agire. Più il significato e il senso delle azioni in azienda è condiviso, maggiore sarà la motivazione.

La cultura organizzativa ha così un ruolo decisivo perché contribuisce a creare significato e dare un senso alle attività quotidiane.

 

  1. Concentrazione

Il clima aziendale influenza il comportamento dei collaboratori ed ha un forte impatto sulla performance, inoltre ha influenza sulla capacità di concentrazione dei lavoratori, che è a sua volta collegata alla motivazione personale.

Quando amiamo ciò che facciamo riusciamo a concentrarci senza sforzo, perché il desiderio è capace di mantenere alto il focus in maniera automatica, naturale.

Occorre poi allenare il focus per mantenere alta la concentrazione anche in situazioni potenzialmente ricche di distrazioni, come gli open-space o le giornate di smart-working.

 

  1. Stress

Percepiamo una condizione di stress quando non riteniamo le nostre risorse sufficienti per affrontare un compito, o quando abbiamo obiettivi troppo sfidanti rispetto alle nostre capacità e competenze. Se gli impegni arrivano a farci sentire sopraffatti, è molto probabile che perdiamo la concentrazione ed entriamo in uno stato di ansia. In questo stato, la nostra performance e la nostra soddisfazione rischiano di abbassarsi notevolmente, proprio per la difficoltà a mantenere elevata la concentrazione.

È importante fare una distinzione tra stress positivo e stress negativo:

  • eustress è lo stress positivo, legato alla forte motivazione e alla volontà di raggiungere un obiettivo, che ci spinge a lavorare con la massima concentrazione ed esprimendo al meglio il nostro potenziale, è quello indispensabile alla vita, che si manifesta sotto forma di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Un esempio può essere una promozione lavorativa, la quale attribuisce maggiori responsabilità, ma anche maggiori soddisfazioni.
  • distress è invece lo stress negativo quello che provoca grossi scompensi emotivi e fisici difficilmente risolvibili, può generare sentimenti distruttivi, come l’ansia, la paura di fallire, e può causare un blocco psicologico, oltre che (a lungo termine) patologie fisiche. Un esempio può essere un licenziamento inaspettato, oppure un intervento chirurgico.

Gli effetti negativi si verificano quando vi è un’incongruenza fra le richieste dell’ambiente e la capacità soggettiva di esaudirle.

 

  1. Noia

La noia, l’apatia, si presentano quando mancano la motivazione e l’impegno, mancano gli stimoli in quello che è il nostro lavoro, e ci si sente poco coinvolti in ciò che si sta facendo.

Possono sopraggiungere (e sopraffarci) quando il lavoro è percepito come una mera routine.

È importante cercare sempre compiti stimolanti, alzare il livello di difficoltà, porsi degli obiettivi, aumentare l’attenzione nei dettagli, e provare a cogliere la novità nelle piccole cose.

 

  1. Paura del cambiamento

L’abitudine ci dà sicurezza, ma è bene rendersi conto che il cambiamento è una costante nel mondo attuale e rappresenta una opportunità di crescita, sia personale che dell’intera organizzazione aziendale.

Eppure l’essere umano è conservatore, ha paura del cambiamento, ed in condizioni di paura il collaboratore ha difficoltà a esprimere al meglio il proprio potenziale, e l’azienda faticherà ad adeguarsi alle trasformazioni necessarie per rimanere competitiva.

Per questo è fondamentale che siano le stesse imprese a promuovere la cultura del cambiamento, anche grazie alla diffusione di un clima più positivo al loro interno.

È importante che i collaboratori si sentano apprezzati, motivati a fare bene, e stimolati nell’espressione del proprio potenziale, personale e professionale. Se l’azienda riconosce come prioritario il benessere generale del team, è più facile che i dipendenti siano inclini a visualizzare un obiettivo comune da perseguire e che i leader siano più propensi a incoraggiare i lavoratori, mostrando un’attenzione maggiore alla persona e alla sua sfera di esigenze fisiche e psicologiche.

Giulia Gremasi

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