Smart working  e work-life balance. Sei in equilibrio?

Cos’è il work life balance?

L’espressione work life balance riassume la capacità di equilibrare la sfera lavorativa e quella privata.

Come abbiamo visto nell’articolo di giugno, numerosi studi e ricerche hanno dimostrato i vantaggi che derivano da un ambiente di lavoro sereno, sia nell’incrementare i livelli di motivazione dei collaboratori, sia per la loro soddisfazione derivante dal raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Bilanciare i due aspetti – professionale e personale – non significa obbligatoriamente suddividere in ugual misura le ore da dedicare all’una e all’altra attività in quanto ogni persona, a seconda dell’età, delle esigenze, delle priorità, e della situazione familiare, ha un equilibrio che reputa corretto, mentre per il collega potrà risultare inadeguato.

Al centro del significato di work life balance ci sono senza dubbio due elementi chiave:

  • la soddisfazione data dal lavoro svolto e dal conseguimento degli obiettivi,
  • e il benessere lavorativo e personale.

È difficile ottenere un equilibrio se manca la gratificazione o la felicità nel fare ciò che si fa, questi elementi sono complementari e si supportano l’un l’altro.

In questi mesi abbiamo potuto vedere di persona come lo smart working e la conseguente possibilità di usufruire di strumenti quali notebook e telefono aziendale siano un ostacolo al work life balance.

Infatti la connessione 24 ore su 24 non permette di separare in modo adeguato la vita privata da quella professionale. Non si adempie adeguatamente al diritto alla disconnessione del lavoratore.

È possibile coniugare smart working & work life balance?

Obiettivo dello smart working

L’obiettivo della modalità di lavoro agile – o smart working – è offrire ai collaboratori l’opportunità di aumentare la soddisfazione, perché possono dedicare più tempo alle attività che li aiutano a stare bene, aumentare il benessere e ridurre lo stress. Le eventuali preoccupazioni rispetto agli aspetti extra-lavorativi vengono meno, insieme alle conseguenti tensioni che si possono generare.

Emergenza e smart working

L’emergenza Coronavirus ha imposto un’accelerazione senza precedenti. In pochissime settimane ci siamo trovati ad essere un popolo di smart workers.

Dati Istat alla mano, con milioni di addetti in cassa integrazione, si è passati dall’1,2 per cento all’8,8 in pieno lockdown per stabilizzarsi al 5,3 nella fase 2 e 3, ma con punte dell’80 per cento nel pubblico impiego. Insomma, 4-5 milioni di persone.

Questa “sperimentazione di massa” del lavoro agile, ha però messo in evidenza i limiti e le controindicazioni connesse a un passaggio improvviso e travolgente avvenuto senza riorganizzazione produttiva e di mentalità, senza tecnologie adeguate, digitalizzazione diffusa e precauzioni opportune.

Limiti dello smart working

«Durante il lockdown il lavoro agile è stato fatto in situazione di emergenza e molte aziende non erano preparate. Basti considerare che spesso i lavoratori si sono trovati davanti ad un’incapacità di gestire l’equilibrio tra lavoro e vita famigliare. In condizioni normali il coniuge lavora e i figli vanno a scuola; durante gli ultimi mesi la famiglia era in casa insieme al lavoratore agile. C’è stata una sovrapposizione dei ruoli di lavoratore e di genitore, in alcuni casi entrambi attivi per 24 ore al giorno. Il tutto magari in spazi ristretti e non opportunamente organizzati. Questo genera stress da sovraccarico di lavoro e burnout, una forma di stress che porta alla depersonalizzazione e al conflitto interpersonale, tipica di quei lavori in cui ci si confronta con il pubblico.». (cit. prof. Antonio Chirumbolo del dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione dell’università La Sapienza di Roma).

Lavorare da casa per molte settimane consecutive – come sta accadendo nel biennio 2020-2021 a seguito dell’evento pandemico – può evidenziare non solo benefici ma anche problematiche, in particolare di natura psicologica: il lato oscuro dello smart working, fatto di isolamento, stress, prigionia domestica, connessione continua e raddoppio dell’impegno.

Le lavoratrici con figli, principalmente, si sono trovate a vivere dentro un vero e proprio slalom tra impegni familiari e dell’ufficio. Per chi ha pochi locali a disposizione e allacciamento a internet scarso, il lavoro agile può diventare fattore di stress e alienazione.

Se guardiamo agli effetti “negativi” a livello individuale, un sondaggio di LinkedIn ha rivelato che una quota del 46 % degli italiani in smart working nel settore privato ha dichiarato di sentirsi più ansioso e stressato per il proprio lavoro rispetto a prima, manifestando disagio, fatica, stati di agitazione, insonnia, attacchi di panico. E non mancano esperti di medicina del lavoro che parlano di vera e propria sindrome da burnout da smart working.

(per approfondimenti vedi caso studio INAIL).

Il problema della gestione del tempo e dell’isolamento sociale

Inoltre la gestione del tempo di lavoro, con l’appendice del “sempre connessi”, si è trasformata spesso nel contrario della flessibilità, dell’autonomia e dell’agilità lavorative: più ore di lavoro, con giornate cominciate in anticipo e finite più tardi, senza pause.

«i lavoratori agili possono soffrire di rischio di solitudine. C’è anche una contropartita, se da una parte manca il rapporto interpersonale e il confronto con i colleghi è anche vero che si evitano conflitti e tensioni. Più in generale però la costruttività di un rapporto “faccia a faccia” è più difficile per i lavoratori agili. Questo è uno dei motivi per i quali, in situazioni non emergenziali, il lavoro agile viene svolto in genere solo parzialmente fuori dal luogo di lavoro, alternandolo a giornate in cui le persone si recano sul posto di lavoro».

Conclusioni

Ognuno a seconda della propria personalità e delle proprie capacità, vi trova vantaggi e svantaggi i quali non sono uguali per ognuno di noi.

In conclusione, per mantenere un adeguato equilibrio tra vita privata e lavorativa – un adeguato work life balance – in smart working è opportuno:

  • riuscire sempre a dividere in modo netto il tempo di lavoro da quello libero. Anche in caso di lavoro agile;
  • riuscire a suddividere gli spazi, lavorativo da familiare;
  • “costringersi” a fare delle pause dall’attività lavorativa;
  • evitare la pausa pranzo davanti al pc – meglio uscire di casa, pranzare all’aria aperta, al ristorante o al bar;
  • a fine giornata lavorativa spegnere il pc e i vari device annessi;
  • non leggere la mail aziendale fuori dall’orario di lavoro;
  • infine – ma importantissimo – due ore prima di andare a dormire evitare l’utilizzo di cellulari, tablet, ecc.

 

Giulia Gremasi

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