I campi elettromagnetici: che cosa sono


I campi elettromagnetici (CEM) individuano nello specifico la gamma più bassa di frequenze dello spettro elettromagnetico (0 Hz – 300 GHz). Qualsiasi strumento elettrico ad uso industriale o domestico, quando è in funzione, produce un campo elettromagnetico la cui intensità dipende dal flusso e dall’intensità della corrente utilizzata. In particolare, distinguiamo:

• i campi elettrici, dovuti a differenze di potenziale elettrico, o tensioni: a tensioni più alte corrispondono campi elettrici più intensi.

• i campi magnetici, generati dalla circolazione di corrente elettrica: a correnti più alte corrispondono campi magnetici più intensi.

A differenza di quanto accade in un campo elettromagnetico, il campo elettrico esiste anche in assenza di corrente, tant’è vero che anche quando circola una corrente l’intensità del campo elettrico rimane costante, mentre l’intensità del campo magnetico varia al variare della potenza consumata. In altre parole, si genera un campo elettrico ogniqualvolta lo strumento elettrico è connesso alla rete elettrica, anche se spento, mentre perché si generi un campo magnetico è necessario che lo strumento sia acceso, e cioè che avvenga il passaggio di corrente.

Il campo elettrico, la cui intensità si misura in volt al metro (V/m,) si genera ovunque sia presente una carica elettrica positiva o negativa, e aumenta di intensità con l’aumentare del voltaggio. Il campo magnetico, misurato in unità di Gauss o di Tesla (T), dipende invece dal flusso di corrente. Soprattutto nell’ultimo trentennio, in conseguenza a un mutato atteggiamento nei confronti dell’ambiente e della salute, sono stati eseguite diverse ricerche sull’esposizione ai campi magnetici, al fine di verificare se, come e quanto la loro capacità di penetrare i tessuti biologici possa causare risulti danni alla salute.

Una radiazione elettromagnetica di fondo è presente nell’ambiente a causa delle onde elettromagnetiche emesse da qualsiasi corpo, inclusa la Terra. Tuttavia, in seguito all’evoluzione tecnologica e alla sempre maggiore diffusione di strumenti di comunicazione e ricezione, si è assistito al proliferare delle sorgenti artificiali di campi magnetici che si vanno ad affiancare ai campi elettromagnetici naturali. I campi elettromagnetici generati da fonti naturali e, più spesso, da fonti artificiali, sono infatti presenti in modo pervasivo nel nostro ambiente, ma sono invisibili all’occhio umano. Per fare un esempio di campi elettromagnetici prodotti da fonti naturali, è sufficiente pensare ai campi elettrici che si producono nell’atmosfera in occasione di temporali, a causa dell’accumulo locale di cariche elettriche, o al campo magnetico terrestre, in grado di orientare l’ago di una bussola e servire per l’orientamento di pesci e uccelli.

Per quanto riguarda i campi elettromagnetici generati da fonti artificiali, invece, sono generati durante la trasmissione di informazioni da antenne televisive, impianti radiofonici o stazioni radio base per telefonia mobile, oppure dal rifornimento di corrente dei dispositivi elettrici (in questo caso si sente spesso parlare di smog elettrico), o dai raggi X. In ogni caso, le principali responsabili dell’emissione di onde magnetiche artificiali nell’ambiente ad oggi sono le emittenti radiotelevisive e gli impianti di telecomunicazione, anche se in misura decisamente inferiore.

Campi elettromagnetici (CEM) statici e variabili


Parlando di campi elettromagnetici (CEM), è necessario distinguere:

i campi elettromagnetici statici, generati da correnti continue (CC), che non variano nel tempo. Qualunque dispositivo a batteria è alimentato da una corrente continua, cioè una corrente elettrica che scorre in un’unica direzione, creando un campo magnetico statico. Sono esempi di campo magnetico statico il campo magnetico terrestre, e il campo creato da una calamita;

i campi elettromagnetici variabili nel tempo, ossia quelli generati da correnti alternate (CA), che invertono il verso ad intervalli regolari. Sono variabili i campi elettromagnetici generati da apparecchi a corrente elettrica.

 

Campi elettromagnetici e frequenze


In tema di campi elettromagnetici variabili nel tempo generati da apparecchi elettrici, è necessario fare un’ulteriore distinzione tra:

• campi elettromagnetici a frequenza estremamente bassa (ELF, extremely low frequency), caratterizzati da frequenze massime generalmente non superiori ai 300 Hz, e generati da tutti i sistemi e gli apparecchi che forniscono o usano elettricità, come ;

• campi elettromagnetici a frequenza intermedia (IF, intermediate frequency), con frequenze comprese tra i 300 Hz e i 10 MHz, sono generati da schermi di computer, dispositivi anti-taccheggio e sistemi i sicurezza;

• campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF) con frequenze comprese tra i 10 MHz e i 300 GHz, generati da radio, televisione, radar, antenne per la telefonia cellulare e forni a microonde.

La distinzione dei campi elettromagnetici basata sulla frequenza è importante per comprendere e studiare gli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute umana e sull’ambiente, che non dipendono solo dall’intensità, ma anche dalla frequenza del campo magnetico.

 

Campi elettromagnetici: lunghezza d’onda, frequenza, energia


Ogni campo magnetico è costituito da onde elettromagnetiche, a loro volta costituite da fotoni, piccole cariche di energia che si misurano in base a energia, frequenza e lunghezza d'onda. L’energia è direttamente proporzionale alla frequenza: a maggiori frequenze corrispondono maggiori quantità di energia, ove per frequenza di un'onda elettromagnetica (misurata in cicli al secondo o hertz) si intende il numero di oscillazioni passanti per un determinato punto nell'unità di tempo. Al contrario, la lunghezza d'onda è inversamente proporzionale alla frequenza: a maggiori frequenze corrispondono maggiori lunghezze d'onda più corte.

Campi elettromagnetici e salute

Se si può affermare che i campi elettromagnetici non sono un fenomeno moderno, è tuttavia innegabile che a partire dal ventesimo secolo si è assistito all’aumento dei campi elettromagnetici di origine artificiale, e di conseguenza dell’esposizione umana e ambientale. Al giorno d’oggi, tanto a casa quanto sul lavoro e persino all’aperto, siamo tutti esposti a una complessa rete di campi elettrici e magnetici prodotti dall’elettricità, dalle telecomunicazioni, dalle emittenti radiotelevisive, dagli apparati industriali, dagli elettrodomestici e da tutti gli apparecchi elettrici.

Uno dei principali effetti biologici dei campi elettromagnetici a radiofrequenza è il riscaldamento (che, ad esempio nel caso dei forni a microonde viene sfruttato per scaldare alimenti), ma i campi magnetici a radiofrequenza ai quali si è esposti in circostanze normali non hanno potenza sufficiente a produrre un riscaldamento significativo. Dando per assodato che l’esposizione prolungata a campi elettromagnetici al di sopra di certi livelli possa generare effetti biologici non ancora del tutto conosciuti, diversi esperimenti indicano tuttavia che esposizioni di breve durata ai livelli di campo magnetico presenti nell’ambiente o in casa non provocano alcun effetto nocivo evidente.

Ad oggi, gli scienziati stanno continuando gli studi sugli effetti biologici dell’esposizione umana ai campi magnetici, anche se, sulla base di un’approfondita rassegna di letteratura scientifica, l’OMS è giunta ad escludere che l’esposizione a bassi livelli di campi elettromagnetici possa avere conseguenze nocive sulla salute. In altri termini, sulla base delle evidenze scientifiche e dei dati ad oggi disponibili non vi è alcuna prova dell’esistenza di un legame tra l’esposizione bassi livelli di campo elettromagnetico in casa e nell’ambiente e sintomi di mal di testa, ansia, depressione, nausea, stanchezza e perdita della libido.

Per quanto riguarda il rapporto tra campi elettromagnetici e insorgenza di patologie cancerogene, ad oggi non è stata dimostrata l’esistenza di un nesso chiaro e verificabile e si può affermare che, anche qualora fosse dimostrato che i campi elettromagnetici abbiano un effetto sul cancro, l’aumento di rischio sarebbe comunque estremamente basso. Inoltre, non sono segnalati effetti nocivi conseguenti all’esposizione a campi elettromagnetici in ambienti di vita e di lavoro sulle donne in gravidanza.

Tuttavia, per poter valutare con certezza i potenziali effetti nocivi dei campi elettromagnetici è necessaria una sinergia tra:

ricerche di laboratorio sui sistemi cellulari, effettuate allo scopo di chiarire i meccanismi alla base di un eventuale collegamento tra esposizione a campi elettromagnetici e effetti biologici;

ricerche su animali, con diverse dosi di campo per analizzare le relazioni dose-risposta.

studi epidemiologici sull’uomo, per indagare gli effetti a lungo termine dell’esposizione.

 

Ecco perché al giorno d’oggi non è ancora possibile fornire una risposta chiara e univoca sugli effetti dell’esposizione umana e ambientale ai campi elettromagnetici (CEM). Tuttavia, si può affermare con certezza che l’esposizione prolungata a livelli elevati di campo elettromagnetico è nociva per l’uomo e per l’ambiente. Con l’ottica di proteggere gli utenti dall’esposizione a dosi eccessive di campo elettromagnetico (CEM), l’azienda VIELLE Acustica di Busto Arsizio (VA) effettua rilevazioni in ambienti esterni ed interni per determinare l'emissione elettromagnetica delle più comuni sorgenti di campo, come elettrodotti, cabine di trasformazione, antenne radio, antenne di telefonia ecc., in provincia di Varese (Busto Arsizio, Varese, Gallarate, Saronno, Luino, Castellanza, Uboldo, Induno Olona, Gerenzano, Cislago, Arcisate, Gavirate, Besozzo, Laveno-Mombello, Cassano Magnago, Tradate, Somma Lombardo, Malnate, Samarate, Caronno Pertusella, Cardano al Campo, Vergiate, Gorla Minore, Castiglione Olona, Olgiate Olona, Fagnano Olona, Lonate Pozzolo, Sesto Calende, Cairate, Origgio, Vedano Olona, Marnate, Venegono Superiore), Milano e Monza e Brianza (Monza, Seregno, Lissone, Desio, Lentate sul Seveso, Concorezzo, Arcore, Meda, Nova Milanese, Usmate Velate, Bovisio-Masciago, Agrate Brianza, Villasanta, Cesano Maderno, Limbiate, Brugherio, Vimercate, Besana in Brianza, Varedo, Biassono, Seveso, Carate Brianza, Cornate d'Adda, Bernareggio, Giussano, Muggiò).